I mini-onnivori, la nuova categoria dei consumatori consapevoli

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Se c’è una certezza è che negli ultimi decenni abbiamo messo sotto pressione il pianeta per cercare di produrre cibo in grandi volumi al fine di abbattere costi e massimizzare i profitti.

Questo ha però portato dei forti squilibri che solo negli ultimi anni hanno iniziato ad emergere. Senza perderci troppo in chiacchiere, cerchiamo di spiegare cos’è un mini-onnivoro e perchè dovrebbe essere una categoria a cui cercare di aggregarci.

La sfida del futuro, che riguarda la nostra salute ancor prima che le questioni ambientali, è rappresentata dal cercare di elevare la qualità delle proteine animali consumate e diminuirne in modo decisivo la quantità. Qui due reportage che consigliamo fortemente:

Queste due azioni (+ qualità e – frequenza) consentono di distribuire l’inevitabile aumento del costo di acquisto dei prodotti di qualità mantenendo la scelta del mini-onnivoro alla portata di tutti, quindi democratica.

E’ del tutto evidente che tra il pollo in offerta ad € 2,59 al kg e quello allevato da un’azienda familiare biologica c’è un abisso in termini qualitativi, etici ed infine, ovviamente, una differenza anche nel prezzo di cessione.

E le differenze, oltre che nella piacevolezza del prodotto, sono da ricercare nello stato di salute dell’animale di cui consumiamo le carni e che dovrebbe dunque interessarci in modo prioritario.

Stesso discorso vale per il pesce d’allevamento intensivo, primo di tutti il salmone. Meglio mangiarne meno ma pescato, anche se surgelato, cercando sulle confezioni le certificazioni di pesca sostenibile (anche se, gli ultimi studi – vedi Seaspiracy su Netflix- hanno dimostrato la inefficacia di tali certificazioni… o peggio).

A questo proposito, inizieremo un lavoro di studio e coinvolgimento di aziende di piccole dimensioni, che gestiscano l’intero ciclo produttivo internamente, che rispettino il benessere animale a 360°, da segnalare, regione per regione, provincia per provincia. Puntiamo a realizzare un albo di aziende che ci consenta di acquistare prodotti sani in uno schema rinnovato riguardo la frequenza di consumo, principalmente della carne ………. ma non solo……

Si può mangiare senza impattare sull’ambiente e senza pregiudicare il futuro delle generazioni a venire, tutelando la salute e senza infliggere agli animali le inutili crudeltà tipiche degli allevamenti intensivi. Anche se va detto senza ipocrisia che per consumare carne/pesce, l’animale deve essere ucciso.

Se vuoi partecipare al nostro progetto, o semplicemente saperne di più, invia una mail a responsabileambiente@aics.it

Andrea Nesi